In prima linea contro la 'ndrangheta (18-02-2011)

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In prima linea contro la 'ndrangheta (18-02-2011)

Messaggio  Admin il Dom Feb 20, 2011 8:59 pm

di Antonio Giuliano

«Purtroppo ci sono ancora alcune zone in Calabria culturalmente e socialmente arretrate dove predomina l’assurdo meccanismo di sostituirsi allo Stato e di farsi giustizia da sé. Ma solo chi ha pregiudizi e non conosce la nostra realtà non riconosce il lavoro che stiamo facendo: in questi anni stiamo vincendo la paura della gente e i giovani sono dalla nostra parte». Don Pino De Masi, vicario generale della diocesi di Oppido- Palmi (Reggio Calabria) e referente calabrese di Libera, guarda oltre l’ultimo fattaccio di cronaca nera in cui una madre e una figlia sono state uccise nel cosentino nella spirale di vendette messe in campo dalla ‘ndrangheta.

Don Pino, l’ennesimo episodio di sangue è la prova che la malavita è ormai connaturata al Sud?
Assolutamente no. C’è un problema serio di natura culturale. Ma sono inaccettabili le generalizzazioni: il fenomeno riguarda alcune zone socialmente e culturalmente poco sviluppate, dove purtroppo scattano meccanismi storici malavitosi. Però anche dinanzi a queste tragedie siamo spinti a continuare a lavorare di più nel campo educativo per il cambiamento culturale. In questi anni abbiamo già fatto tanta strada, è in malafede chi pensa che la gente qui è culturalmente complice. Il tessuto del Meridione non è questo. Sono appena rientrato da Auschwitz con un treno di 1000 giovani del Sud, con i miei 200 ragazzi calabresi. Non solo per far memoria del male dell’uomo, ma per prendere coscienza che anche da abissi profondi si può risalire.

Quanto sta incidendo il lavoro della Chiesa?
Chi non è accecato dal pregiudizio può venire di persona a rendersi conto dell’impegno che stiamo mettendo in campo. Negli immobili confiscati alla malavita stiamo facendo nascere parrocchie, centri di aggregazione giovanile, la stessa sede della diocesi è in uno di questi palazzi dove fino a poco tempo fa si aveva il terrore di entrare. Pensiamo solo alla Cooperativa Valle del Marro, nata nel 2004 da un progetto di Libera in collaborazione con la Chiesa calabrese: centinaia di giovani lavorano su oltre 130 ettari di terreni confiscati alla criminalità nella Piana di Gioia Tauro. Altre cooperative stanno nascendo a Crotone e in altre zone della regione. E poi non dimentichiamo il Progetto Policoro della Chiesa italiana che sta aiutando i giovani a inventarsi il lavoro. Questi problemi non si risolvono dalla sera alla mattina. Ma noi ci siamo.

Però molti giovani del Sud continuano a emigrare…
Sì, ma noi stiamo cercando di fermare questa emorragia con le cooperative. Stiamo dicendo ai giovani che la nostra terra ha bisogno di loro: “Cambiare per restare e restare per cambiare” è il nostro motto. E notiamo che adesso anche i ragazzi che vanno a studiare fuori poi ritornano. Le cooperative sono il segno che riusciamo a creare gruppo in una terra segnata dall’individualismo e stiamo vincendo la scommessa di fare azienda in zone dove la ‘ndrangheta badava solo ai propri profitti. In questi giorni i miei ragazzi stanno esponendo i prodotti calabresi alla fiera di Norimberga, l’olio della nostra terra sta andando a ruba… Non è affatto vero che i giovani che rimangono al Sud non hanno voglia di far nulla. Smettiamola con i luoghi comuni. Si impegnano e vogliono continuare a farlo, tocca a noi e alle istituzioni metterli nelle condizioni di renderli protagonisti del loro futuro.

Qualcuno potrebbe obiettarle un certo vittimismo assistenzialista…
No. Nessuno chiede assistenzialismo. Per dare ai giovani la speranza, occcorre sia l’impegno dello Stato che il nostro, come peraltro sta succedendo in questi anni. È innegabile però che al Sud non ci sono le infrastrutture del Nord. Noi continuiamo a incoraggiare i giovani, e stiamo riuscendo a liberarli dai timori. La ‘ndrangheta è andata avanti per anni sulla paura. Se lasciamo i ragazzi soli diventeranno omertosi perché hanno paura. A differenza delle altre mafie, la ‘ndrangheta ha una fitta rete di parentele: spesso non è omertà, ma l’impossibilità di alcuni di tradire la propria madre, i propri fratelli, i propri parenti. Attenzione, non li sto giustificando, sto solo spiegando questa realtà.

Anche lei è stato spesso minacciato. Come si riesce a sconfiggere la paura?
Per il fatto di essere cristiani abbiamo un supplemento di coraggio. Le motivazioni non sono solo di natura sociale, e non mi piacciono le strumentalizzazioni politiche. Noi partiamo dal Vangelo: Gesù è venuto a liberare l’uomo da tutto ciò che male. E non possiamo stare fermi. Non possiamo lasciar sola la nostra gente. Dove abbiamo lavorato per mettere insieme le persone le battaglie le stiamo vincendo. Io non posso pretendere che un padre di famiglia venga abbandonato a se stesso e faccia l’eroe. È finito il tempo degli eroi. Se alcune persone purtroppo lo diventano è segno che la massa non ci sta seguendo. La lotta alla criminalità va combattuta tutti insieme ogni giorno.
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