Dio è morto, ma era un sosia

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Dio è morto, ma era un sosia

Messaggio  Admin il Dom Gen 23, 2011 2:37 pm

di Antonio Giuliano

«Non c’è da dispiacersi del Dio che è stato dichiarato morto dal pensiero moderno. Perché quello è un Dio falso». Olivier Rey, filosofo dell’Università Sorbona di Parigi, conosce bene l’odierna secolarizzazione. Già un suo illustre connazionale, lo scrittore Charles Péguy all’inizio del Novecento aveva affermato: «Per la prima volta avete visto sorgere un mondo dopo Gesù, senza Gesù. Voi siete i primi dei moderni». Tanto più che Rey sorride amaro: «Noi siamo già la seconda, terza generazione…». Ma secondo l’intellettuale francese il rifiuto di Dio da parte della cultura moderna va inquadrato da un’altra prospettiva. Come dirà anche stasera all’Università Cattolica di Milano (alle 21 Aula Magna) con la lectio "Perchè si è detto che Dio era morto" dialogo con Stefano Alberto, docente di introduzione di teologia alla Cattolica, nel primo degli incontri promossi dal Centro Culturale di Milano su “Il desiderio e l’uomo contemporaneo. Confronti”.

Professor Rey siamo davvero in presenza di società in cui la perdita del gusto di vivere è data dal “calo di desiderio” come dice il Censis?
«In realtà oggi si desidera anche troppo. Ma ci sono desideri e desideri. Quelli di cui le persone sono piene non soddisfano realmente. Molti desideri sono finalizzati all’ “avere” come se l’accumulazione di un certo numero di cose costituisse l’essere. C’è un’espressione abbastanza triste dei giovani a proposito dell’ “avere” un compagno o una compagna: il consumismo ha finito per inquinare anche le relazioni orientandole sull’avere e non sull’essere».

C’è rapporto tra questo modo di desiderare e un mondo secolarizzato?
«Certamente sì. Da diversi secoli in Europa c’è la tentazione di pensare che il primo fondamentale rapporto delle persone sia quello con la natura. E solo in un secondo momento il rapporto con gli altri. Un libro che simbolizza bene questo tipo di processo è Robinson Crusoe del XVIII secolo. Ma ciò che ci costituisce sono le relazioni con gli altri e questo è il fondamento di tutta l’antropologia cristiana: la persona non esiste indipendentemente e prima dei rapporti che ha con gli altri. Gesù nel Vangelo fa riferimento sempre al rapporto col prossimo. Questo pensiero è stato contraddetto in epoca moderna dalle ideologie del contratto sociale che parlano sempre di un individuo autonomo precostituito, che soltanto dopo entra in contatto con gli altri».

L’esclusione di Dio dallo spazio pubblico ha compromesso anche i rapporti sociali?
«Sì, perché Dio è inscindibile da noi. Anzi se possiamo definirci come “noi” lo dobbiamo al fatto che abbiamo tutti lo stesso Padre, come insegna la preghiera del "Padre Nostro": non a caso nel greco delle Scritture significa sia “padre di noi” che “padre del noi”. Ma a ben guardare è evidente perfino nel motto della Repubblica Francese “liberté egalité fraternité”: la parola fraternità dice che tutti gli esseri umani sono fratelli e dunque senza dirlo esplicitamente rinvia a un Padre comune. E così nella Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo quando si parla di famiglia umana, c’è un implicito riferimento a un Padre. Anche se il pensiero moderno ha negato quest’evidenza… ».

Quali sono le ragioni di questa ostilità?
«Si è sviluppata una falsa immagine del Cristianesimo per cui il Padre è stato opposto al Figlio, fino a farsi un’immagine del Padre come un Dio completamente lontano, impassibile, indifferente alle sofferenze umane. E un Figlio che al contrario ha sposato fino in fondo il dolore dell’uomo. Il Dio che è stato rigettato in Europa nella storia contemporanea è allora un "falso" Dio. E anche il Figlio, il Cristo, ha perso la sua natura divina per essere solamente un uomo particolarmente buono. Ma nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice diverse volte: “Chi ha visto me ha visto il Padre”».

È stato il Novecento a espellere Dio?
«No. Già nel XVII secolo Pascal aveva notato che i filosofi del suo tempo non parlavano del Dio della Bibbia. È in questo momento che entra sulla scena un Dio che non è più una presenza vissuta, ma un argomento dentro un ragionamento. Quando ci si è accorti che si poteva ragionare senza quest’argomento, allora Dio è stato scartato. Nietzsche ha constatato che Dio è morto ma non è stato lui a ucciderlo. Il pensiero filosofico contemporaneo ha finito per teorizzare Dio come una costruzione umana, individuale o collettiva: è la tesi di Marx e Freud, i due pensatori che hanno più influito sul Novecento».

In che modo l’uomo di oggi potrebbe essere attratto dal “vero” Dio?
«Penso che dipenda molto da ciò che viene detto e fatto nelle comunità che vivono nello spirito del vero Dio. Il vero Dio non è un Dio che si dimostra. È sempre e solo un Dio da testimoniare».
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