Bruciati E Smembrati Da Un Re Omosessuale

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Bruciati E Smembrati Da Un Re Omosessuale

Messaggio  gabriele il Gio Set 29, 2011 6:33 pm

La testimonianza dei martiri dell'Uganda, cattolici e anglicani che morirono insieme per la fede, non è politicamente corretta e spiega perchè la Chiesa anglicana dell'Africa è pronta ad arrivare allo scisma con la propria comunione ecclesiale se verranno ordinati sacerdoti omosessuali attivi. Il martirio di questi cristiani è stato causato dalla tirannia politica unita alla lussuria omosessuale.

Il re Mwanga II di Buganda i primi cristiani che uccise, bruciandoli e facendoli letteralmente a pezzi, erano cristiani anglicani. L'ultimo cristiano ucciso, col taglio della testa, era un cattolico. Mwanga II riteneva che la morale cristiana minasse il suo potere. I cristiani gli rimproverano apertamente di vendere come schiavi i suoi sudditi e di praticare l'omosessualità.

Il 31 gennaio 1885, Makko Kakumba, Yusuf Rugarama y Nuwa Sserwanga, cristiani della comunione anglicana furono bruciati e smembrati nella località ugandese di Busega Natete, per ordine del re Mwanga II. Fu l'inizio della persecuzione contro giovani cristiani, cattolici e anglicani, che durò due anni e che terminò col martirio di 45 di essi.

L'ultimo dei giustiziati fu il cattolico Jean Marie Muzeeyi, che fu decapitato il 27 gennaio 1887. Di questi martiri, i cattolici furono beatificati da Benedetto XV il 6 giugno 1920 e canonizzati da Paolo VI il 18 ottobre 1964.

Cattolici, anglicani e musulmani

L'arrivo dei missionari cattolici e anglicani nel regno di Buganda (come allora si chiamava) portò la rivoluzione politica-sociale nella regione. Il re Mutesa diede una certa libertà ai missionari. Il successo ottenuto da questi nella conversione degli indigeni era così grande che i paesi arabi musulmani, fino ad allora passivi, decisero di insegnare l'Islam alla popolazione.

Il circolo di persone vicine al re, per espresso desiderio del monarca, furono oggetto della proposta di conversione da parte di cristiani e musulmani. Ma il re Mutesa non si volle convertire a nessuna di queste religioni per ragioni pratiche: non voleva circoncidersi come gli chiedevano i musulmani, nemmeno voleva abbandonare la poligamia come esigevano i cristiani.

I missionari cristiani di quel tempo non erano "politicamente corretti": denunciavano come pagane e sataniche le pratiche religiose degli indigeni. Convertirsi alla fede cristiana significava rompere totalmente col modo di vita passato e adottare nuovi valori morali e religiosi. Gli abasomi, nome con cui venivano designati i convertiti, pagavano il prezzo di essere considerati ribelli, perchè diventavano leali ad una nuova religione abbandonando le vecchie tradizioni tribali.

Mwanda, tiranno e omosessuale

Come principe ereditario Mwanga aveva mostrato un certo apprezzamento per i missionari cristiani. Ma come conquistò il potere il suo atteggiamento cambiò radicalmente. Influenzato da alcune delle sue amicizie arabe, il nuovo re iniziò a praticare l'omosessualità, ancora oggi malvista nell'Africa nera. Non gli piacevano le critiche cristiane alle sue pratiche. Nemmeno gli piaceva il fatto che il cristianesimo significasse la limitazione del potere del re sui suoi sudditi. Infatti, gli impediva il traffico degli schiavi che era la fonte di enorme guadagno per la corona. Mwanga I decise che bisognava eliminare dalla mappa del Buganda ogni presenza cristiana.

Non contento della esecuzione dei primi giovani martiri anglicani, nell'ottobre 1885 il re ordinò l'omicidio del vescovo anglicano James Hannington. Giustificò la sua decisione con la motivazione che il vescovo aveva dimostrato di avere cattive intenzioni per essere entrato nel regno per un tragitto più corto di quello tradizionalmente percorso, che passava dal sud del lago Vittoria.

L'amico che rimprovera

Questo assassinio mosse il seminarista cattolico Josè Mkasa, che in gioventù era amico del re, a fare da profeta Natan per il sovrano assassino. Ma a differenza del re Davide, che si pentì dei suoi peccati, Mwanga rispose assassinando chi gli rimproverava i suoi comportamnti. Josè morì decapitato e bruciato il 15 novembre, non senza prima aver perdonato di cuore il re e pregò per la sua conversione.

Quel perdono e quella preghiera sembrarono aver calmato l'ira del sovrano. Carlos Lwanga, favorito del re, divenne la nuova guida della comunità cattolica della corte reale.

Rifiutare le molestie sessuali del re

Una delle preoccupazioni del nuovo leader cristiano era quella di proteggere i giovani cristiani dai desideri lussuriosi del monarca. Quando uno dei paggi si rifiutò di avere relazioni sessuali col re, questi gli chiese la ragione di tale rifiuto. Il giovane gli rispose che stava ricevendo il catecumenato dalle mani di Daniel Ssebuggwawo e gli aveva insegnato che era peccato. Il re andò su tutte le furie e dopo aver chiamato Daniel gli trapassò il collo con una lancia.

Non pago di questo, il re per il giorno dopo convocò tutta la corte. Carlos Lwanga, prevedendo quello che sarebbe successo, battezzò quattro catecumeni in attesa di ricevere il sacramento dell'iniziazione cristiana. Tra questi c'era un ragazzo di 13 anni chiamato Kizito.

La mattina del 25 maggio 1886, Mwanga I separò dal resto della sua corte i cristiani che aveva nella stessa, compresi quindici ragazzi minori di 25 anni. Dopo averli inutilmente invitati ad abbandonare la loro fede, li condannò a morte. La sentenza fu eseguita in parte lo stesso giorno e in parte nei giorni seguenti. L'Uganda ricorda il 3 giugno come quella del maggior martirio, sia di cattolici che di anglicani.

Sangue dei martiri, seme di cristiani

Il sangue dei martiri nella terra di missione fu il motivo per la conversione di molti. Mwanga, contrariamente alle sue aspettative non vide diminuire il numero dei cristiani, anzi li vide aumentare. Oltretutto, il paese era scivolato in una guerra civile. I suoi amici musulmani decisero che era meglio mettere sul trono un re veramente musulmano. I musulmani decisero di combattere i cristiani. Da parte loro, i membri delle religioni tribali decisero di combaterre i membri delle "religioni straniere". Durante il conflitto il re fu deposto dal trono.. Mwanga risalì sul trono, con meno potere, al termine delle ostilità, al quale si arrivò per il patto di non aggressione firmato tra le parti.

I martiri dell'Uganda e il paese attuale

Oggi l'Uganda è un paese a maggioranza cristiana per l'esempio dei martiri della fine del secolo XIX°. Il loro coraggio e la loro fedeltà a Dio e ai valori del Vangelo continuano a dare frutti.

L'Uganda è oggi il paese africano dove si sono registrati i maggiori progressi nella lotta all'AIDS. La first lady dell'Uganda, Janet Museveni, continuamente difende l'astinenza e la castità e chiama i giovani a vivere la castità come il mezzo più efficace per evitare il contagio dell'AIDS. Il presidente Museveni ha promosso un programma che incoraggia l'astinenza per combattere l'AIDS.

La moglie del presidente parla agli universitari come una predicatrice cristiana, cosa comune in Africa: "Non prendete scorciatoie, nè mettete in pericolo le vostre vite utilizzando strumenti inventati dall'uomo, come i preservativi, andando contro il piano di Dio sulle vostre vite". L'Uganda è l'esempio che la morale cristiana, ben appoggiata dalle autorità sociali, politiche e religiose, è un'arma potente contro l'AIDS.

L'ecumenismo dei martiri

L'ecumenismo come si pratica oggi non era ben visto al tempo dei martiri dell'Uganda. Ma questi martiri cattolici e anglicani andarono insieme al martirio. Dimostrarono così la forte unità di fede di coloro che confessano Cristo come Signore e Dio. Giovanni Paolo II, nella udienza del 17 febbraio 1993, ha fatto riferimento al valore e cumenico di questi martiri parlando del suo viaggio in Africa:

"Namugongo: si chiama così la città, vicino a Kampala, la capitale, dove si venerano i martiri ugandesi: in questo luogo si compiono numerosi pellegrinaggi. Domenica 7 febbraio, seguendo le orme del mio predecessore Paolo VI, mi sono unito ai pellegrini lì dove, negli anni 1885-1887, i figli generosi della Chiesa ugandese diedero la vita per Cristo. Si è trattato nello stesso tempo di un pellegrinaggio ecumenico: prima al santuario dei martiri della Chiesa anglicana e dopo al tempio costruito in onore di san Carlo Lwanga e dei suoi 21 compagni cattolici. Gli uni e gli altri confessarono in modo eroico la fede, e, condannati a morte, furono bruciati vivi, come succedeva nell'epoca romana delle torce di Nerone. Il santuario dei martiri ugandesi, che ha il carattere di tempio nazionale, è stato elevato, in questa circostanza, alla dignità di basilica e l'eucaristia celebrata sulle reliquie dei martiri ha costituito una confessione speciale della vita che esiste in Cristo crocifisso e risorto".

La comunione anglicana dovrebbe avere nei suoi martiri un riferimento fondamentale, per affrontare il tema della sua possibile divisione per l'ordinazione di omosessuali attivi. Chiunque può capire le ragioni per le quali la Chiesa anglicana in Africa si oppone con risoluta fermezza all'ordinazione di sacerdoti e vescovi che vivono volontariamente nel peccato. Se ci furono anglicani che preferirono dare la propria vita per Cristo piuttosto che cedere ai desideri di un re omosessuale, come possono accettare gli africani di questa comunione ecclesiale che oggi un omosessuale attivo può diventare un vescovo della sua chiesa?

fonte http://kattolikamente.splinder.com/post/11208970/bruciati-e-smembrati-da-un-re-omosessuale

gabriele

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