Sbarchi, accoglienza sì ma senza incentivi (22-02-2011)

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Sbarchi, accoglienza sì ma senza incentivi (22-02-2011)

Messaggio  Admin il Mar Mar 01, 2011 9:49 pm

di Mauro Maurino*

Le rivolte civili in Medio Oriente stanno costringendo decine di migliaia di africani a scappare dai loro paesi e l’Italia, essendo protesa verso quelle zone, è sicuramente uno dei primi approdi. Sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa e non solo e le televisioni ci inondano di immagini di questi disperati che giungono a noi su barche improponibili e ricomincia la conta dei morti.

E’ lecito domandarsi come l’Italia e l’Europa, sorprese da questa improvvisa ondata di migranti, stanno rispondendo. Diciamo subito che l'Italia ha un sistema di accoglienza che è predisposto per fronteggiare una richiesta di asilo, accoglienza e contenimento. Innanzitutto in queste ore bisogna dare efficienza a questo sistema, che è ordinario ed è in grado di dare risposte utili a fronteggiare la situazione. Ma ora siamo in una situazione “straordinaria” e quindi bisogna ricercare la collaborazione di altre realtà e strutture disponibili con personale e luoghi fisici di accoglienza già pronte perché solo dismesse causa riduzione degli arrivi dei clandestini.

Adesso siamo di fronte ad una emergenza e quindi il primo problema è dare aiuto alle persone: cibo, vestiario casa, cure mediche. Vi è poi il problema cultura della cosiddetta invasione, ovvero della paura che abbiamo in occidente di essere invasi dagli africani causa queste guerre. Il problema sta nella definizione. Se ci immaginiamo invasi, chiunque sbarchi è un invasore. Se invece si prende atto che una parte del mondo vicino a noi è in subbuglio, e da sempre in queste situazioni vi è anche movimento di popolo (non è solo la globalizzazione ad aver generato spostamento dei popoli) allora verifichiamo se siamo capaci di aiutare i paesi a dare condizioni dignitose di vita ai loro cittadini oppure sarà inevitabile che il tema dell'invasione o accoglienza ci accompagnerà sempre. Siamo di fronte a un fenomeno che non arresteremo per tempi indefiniti, un fenomeno con luci e ombre di cui paghiamo il prezzo e godiamo dei vantaggi. Faccio un esempio.

Quando nel dopoguerra gli istriani sono venuti a centinaia di migliaia per qualcuno erano degli italiani che tornavano a casa per altri erano fascisti. La diversa prospettiva cambiava radicalmente il modo di rapportarsi con le persone (non con il movimento di popolo) e quindi anche l'idea di convivenza e di qualità della vita che ne derivava. L'invasione cosiddetta è anche incentivata da risposte affrettate come quella di trasformare l’ex “residence degli aranci” di Mineo (Catania) nel “villaggio della solidarietà” per rifugiati e immigrati (come deciso dal Ministero dell’Interno): non si tratta della solita caserma dell’esercito abbandonata ma di un complesso con 404 villette indipendenti, dotato di strutture commerciali, palestre, campi da tennis e football, un asilo nido, una sala per le funzioni religiose e 12 ettari di spazi verdi.

Siamo sinceri e realisti. Mineo è problematico per più ragioni. Una legata ai numeri. Nei centri oggi viene fatto un lavoro particolare che richiede attenzione e che spesso non è compatibile con dimensioni troppo elevate. Con questi numeri la diagnosi e la prevenzione sanitaria diventano problematiche così come è molto difficile l’attenzione alla persone vulnerabili (tratta delle donne vittime di tortura) che necessitano di un supporto psicologico e di una attenzione particolare. Dico di più: di fronte ad una ipotesi di tensione e di rivolta, col coinvolgimento di settemila persone, chi interviene? L’esercito? Chi sarà in grado di garantire la sicurezza? Cosa può succedere a Mineo se settemila migranti decidono che non stanno loro bene le cose così come sono? Mineo assolutamente non garantisce sicurezza! Infine è un'ingenuità dire svuotiamo i Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e li trasformiamo in Cie (Centri per l’identificazione e l’espulsione, ex Cpt ovvero Centri di permanenza temporanea). Questo non accade naturalmente, poiché i Cie richiedono strutture che non sono necessariamente rappresentate dagli attuali Cara. L'adattamento richiede spese, e tempi non indifferenti, spesso per avere strutture inefficienti e non in grado di servire allo scopo del contenimento.

Visto che l'Italia ha uno strumento ordinario per gestire il fenomeno perché avviare immediatamente qualcosa di straordinario? Si afferma che si vuole interrompere il flusso di arrivi e poi si garantisce agli sbarcati un villaggio fatto di villette, piscine, palestre. Naturalmente non si riflette sull'effetto richiamo che avrebbe una scelta del genere. Non si tratta di frustrare le attese di persone che arrivano in Italia per inseguire un sogno ma nemmeno di incentivare l'idea che nel nostro paese tutto è dato, tutto è facile e dunque... Nel concentrare su un unico territorio i rifugiati si dimentica che oggi nel "disperdere" le persone si ottiene che tanti territori si sono attivati per integrare queste persone. Possiamo immaginare che concentrando a Mineo otteniamo lo stesso effetto? Dopo Mineo, dove andranno? Come potremo verificare i percorsi di queste persone.

Oggi la nostra decennale esperienza ci insegna che spesso siamo in grado di continuare ad avere rapporti con loro, continuare ad aiutare ma anche ottenere da loro per il nostro Paese per il semplice fatto che piano piano diventano membri della comunità e dei territori in cui sono stati ospitati. Mineo non sarà la stessa cosa. E’ una scelta totalmente sbagliata ed affrettata.



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