I quattro pilastri dell'ecumenismo (19-01-2011)

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I quattro pilastri dell'ecumenismo (19-01-2011)

Messaggio  Admin il Sab Gen 22, 2011 10:20 pm

di Massimo Introvigne

All’udienza di mercoledì 19 gennaio il Papa ha ricordato che ci troviamo nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, e ha offerto alcune preziose indicazioni su come celebrare bene questa Settimana, che anche nelle diocesi italiane è ricordata con molteplici iniziative. Anzitutto – non è superfluo ricordarlo – si tratta, appunto di una settimana dedicata alla preghiera: «Questo ci ricorda, ancora una volta – ha detto Benedetto XVI – che l’unità non può essere semplice prodotto dell’operare umano; essa è anzitutto un dono di Dio, che comporta una crescita nella comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo».

La settimana non dovrebbe perciò essere dedicata solo a convegni che troppo spesso lasciano il tempo che trovano, ma soprattutto a una preghiera capace di riconoscere che l’unità dei cristiani non sarà il frutto di un’ingegneria ecumenica più o meno abile e spregiudicata, ma potrà solo essere un dono di Dio. «Il cammino verso l’unità visibile tra tutti i cristiani – spiega Benedetto XVI – abita nella preghiera, perché fondamentalmente l’unità non la “costruiamo” noi, ma la “costruisce” Dio, viene da Lui, dal Mistero trinitario, dall’unità del Padre con il Figlio nel dialogo d’amore che è lo Spirito Santo e il nostro impegno ecumenico deve aprirsi all’azione divina, deve farsi invocazione quotidiana dell’aiuto di Dio. La Chiesa è sua e non nostra».

Il tema scelto quest’anno per la Settimana di Preghiera fa riferimento all’esperienza della prima comunità cristiana di Gerusalemme, descritta dagli Atti degli Apostoli: «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42). Questo brano, secondo Benedetto XVI, mette in luce in modo mirabile come nella Chiesa coesistano la diversità di lingua e di cultura e l’unità di fede. «Dobbiamo considerare che già al momento della Pentecoste lo Spirito Santo discende su persone di diversa lingua e cultura: ciò sta a significare che la Chiesa abbraccia sin dagli inizi gente di diversa provenienza e, tuttavia, proprio a partire da tali differenze, lo Spirito crea un unico corpo». Le differenze non riguardano l’essenziale e non giustificano nessun relativismo.

Secondo il Papa, «quattro caratteristiche definiscono la prima comunità cristiana di Gerusalemme come luogo di unità», e sono quindi ancora oggi «norma della Chiesa presente» e «unico solido fondamento sul quale progredire nella ricerca dell’unità visibile della Chiesa».

La prima caratteristica è «l’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, ovvero l’ascolto della testimonianza che essi rendono alla missione, alla vita, alla morte e risurrezione del Signore». «Ancora oggi – afferma Benedetto XVI – la comunità dei credenti riconosce nel riferimento all’insegnamento degli Apostoli la norma della propria fede», così che ogni unità cercata attenuando o negando questo insegnamento sarebbe fittizia e sbagliata. Al contrario, «ogni sforzo per la costruzione dell’unità tra tutti i cristiani passa pertanto attraverso l’approfondimento della fedeltà al depositum fidei trasmessoci dagli Apostoli. Fermezza nella fede è il fondamento della nostra comunione, è il fondamento dell’unità cristiana».

La seconda caratteristica della prima comunità cristiana è «la comunione fraterna», che era e rimane «l’espressione più tangibile, soprattutto per il mondo esterno, dell’unità tra i discepoli del Signore». In un momento in cui è inutile nascondersi che «la storia del movimento ecumenico è segnata da difficoltà e incertezze», Benedetto XVI si chiede se – sempre senza venire meno alle esigenze della fedeltà al deposito della fede – facciamo tutto il possibile per creare un clima di cordialità fra cristiani cattolici e non cattolici, che si esprima non solo a parole ma anche nelle forme possibili d’impegno comune, in particolare sui temi della carità e della giustizia, anche politica.

Terzo elemento: «nella vita della prima comunità di Gerusalemme essenziale era il momento della frazione del pane, in cui il Signore stesso si rende presente con l’unico sacrificio della Croce nel suo donarsi completamente per la vita dei suoi amici». La Chiesa, ha detto il Papa con parole del venerabile Giovanni Paolo II (1920-2005), «vive dell’Eucarestia». «Durante questa settimana di preghiera per l’unità – ha aggiunto – è particolarmente vivo il rammarico per l’impossibilità di condividere la stessa mensa eucaristica, segno che siamo ancora lontani dalla realizzazione di quell’unità per cui Cristo ha pregato». Si tratta di una «dolorosa esperienza, che conferisce anche una dimensione penitenziale alla nostra preghiera», ma che non può essere negata. Finché l’unità non sarà realizzata – in tempi che appartengono solo a Dio – l’intercomunione non è possibile e costituirebbe una pericolosa fuga in avanti.

Infine, e soprattutto, la quarta caratteristica della Chiesa primitiva di Gerusalemme è la preghiera come «atteggiamento costante dei discepoli di Cristo, ciò che accompagna la loro vita quotidiana in obbedienza alla volontà di Dio, come ci attestano anche le parole dell’apostolo Paolo, che scrive ai Tessalonicesi nella sua prima lettera: “State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Ts 5, 16-18; cfr. Ef 6,18)». La credibilità dei cristiani, in un mondo che trae dalle loro divisioni motivi di scandalo e di rifiuto della fede, dipende in una misura importante, secondo Benedetto XVI, dalla loro capacità di essere percepiti come persone che non si stancano di pregare e che credono davvero nel valore della preghiera. Dunque, in questa settimana consacrata all’ecumenismo, «perseveriamo nella preghiera, siamo uomini della preghiera, implorando da Dio il dono dell’unità, affinché si compia per il mondo intero il suo disegno».
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